Sicurezza alimentare in Cina. Problemi e opportunità.  
L'intervento pronunciato dal Presidente Hu Jintao il 4 novembre scorso al vertice G20 -centrato su tre temi fondamentali: il sistema internazionale dei prezzi, l'energia, la sicurezza alimentare ha evidenziato l'importanza prioritaria che le più alte cariche dello stato attribuiscono a quest'ultima tematica, intesa sia come disponibilità quantitativa di grano, acqua e altre risorse primarie e sia come qualità nutrizionale di un'alimentazione che spesso in Cina e' a livelli di sopravvivenza ovvero contiene ingredienti alterati o nocivi alla salute umana.
Per citare due recenti testimonianze al riguardo, lo scorso 25 ottobre il Governo centrale ha stanziato 2 miliardi di euro destinati alle scuole presenti nelle aree rurali, nell'ambito di un più ampio programma pluriennale finalizzato a integrare l'attuale dieta offerta nelle mense scolastiche composta quasi esclusivamente di patate; per altro verso, una recente ricerca ha mostrato che il 50% dei cittadini cinesi che dispongono di un milione di euro sta considerando di trasferirsi a vivere in un altro paese che abbia un migliore sistema sanitario e minore inquinamento nell'ambiente e nella alimentazione (secondo i dati pubblicati da questo Ministero dell'Ambiente, un decimo dei terreni agricoli in Cina e' altamente inquinato da acqua contaminata e da rifiuti pericolosi, e contiene livelli 'eccessivi' di cadmio, mercurio, piombo e altri metalli pesanti). Al riguardo, da registrare l'attuale tendenza di mercato in favore di cibi costosi purché abbiano una etichetta di tipo organico/biologico o comunque di provenienza dall'estero (e spesso ordinato in siti di ecommerce con consegne a domicilio) come garanzie di qualità. A dimostrazione della crescente attenzione verso le qualità della dieta mediterranea, nel 2010 la Cina ha importato dall'Italia 6502 tonnellate di olio d'oliva (35,17% del totale importato, seconda solo alla Spagna) rispetto alle 3110 tonnellate del 2009. Sin dallo scandalo del latte con melanina nel 2008, si rileva in Cina una crescente preoccupazione nei confronti dell'industria alimentare e della cattiva gestione dei canali di distribuzione. Si susseguono le notizie di arresti e di grandi quantità di alimenti sequestrati (ogni anno per decine di tonnellate) in quanto contenenti dosi elevate di additivi pericolosi, varie sostanze tossiche o cancerogene, cibi scaduti, merci contraffatte, abuso di fertilizzanti.
In base alla vigente legge sulla sicurezza alimentare del 2009, le competenze autorizzative e di vigilanza sono ripartite fra diversi organi provinciali, soprattutto della AQSIQ (Administation for Quality, Supervision, Inspection and Quarantine), ma anche della SAIC (State Administration for Industry and Trade), della SFDA (State Food and Drug Administration), del Ministero della Salute, del Ministero dell'Agricoltura, con la conseguenza che nella pratica tante sono le autorità competenti ma nessuna di essa e' in fin dei conti responsabile, e spesso si preferisce evitare provvedimenti sanzionatori che potrebbero avere conseguenze negli ambienti locali degli affari, dell'occupazione e delle entrate fiscali o semplicemente non essere neanche rispettati dai destinatari, a meno di azioni di forza della polizia che tuttavia violerebbero la pace sociale.
Con l'obiettivo di migliorare il sistema dei controlli, a ottobre il Governo ha predisposto un piano di riforma per cui le responsabilità passerebbero dai citati organi decentrati dello Stato (che talvolta preferiscono non far emergere gli scandali per non essere criticati dai responsabili centrali) alle autorità municipali e di contea. Non e' prevista una data per questo passaggio di poteri, ma evidentemente questa proposta lascia intendere che si e' disposti a modificare il consolidato apparato esecutivo pur di affrontare il problema nella sua gravità. Inoltre, un nuovo regolamento emanato da questo Ministero della Salute stabilisce che dal 1' gennaio 2013 le etichette dei prodotti alimentari confezionati dovranno contenere diverse informazioni di carattere nutrizionale.
Le difficoltà della Cina in campo alimentare potrebbero essere un'opportunità' per l'Italia. Al nostro Paese - come anche confermato in occasione della recente visita del Ministro della Salute Ferruccio Fazio - la Cina guarda come ad un possibile modello per il suo avanzato quadro di garanzie normative e per l'efficacia dei controlli. I settori specifici di intervento possono spaziare da programmi a carattere educativo in favore della dieta mediterranea, ad iniziative con controparti cinesi nel settore della Ricerca e lo Sviluppo (ad es. per migliorare la qualità delle sementi), alla condivisione delle esperienze normative.
8 novembre 2011
14-11-2011 - Inoltra - Versione stampabile










